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Routine piatta

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Domanda

Eravamo quelli del caffè preso di corsa, tra un bacio rubato e la promessa di sentirci a pranzo. M. ed io abbiamo costruito sette anni di vita su quei piccoli incastri perfetti. Poi, senza che ce ne accorgessimo, il "noi" è diventato un "io" e un "tu" che abitano sotto lo stesso tetto.

​Ieri sera, mentre guardavamo l'ennesima serie TV senza rivolgerci la parola, ho realizzato che non litighiamo più. E questo mi spaventa più di ogni urlo. Il silenzio non è più complice, è diventato un muro fatto di non detti e di piccole delusioni accumulate come polvere sotto il tappeto.

​L’altro giorno ho trovato un vecchio biglietto che mi aveva scritto per il nostro terzo anniversario: "Sei il porto sicuro in ogni mia tempesta". Mi sono chiesta se io lo sia ancora, o se ormai siamo solo due navi che navigano a vista, evitando l'urto per pura abitudine.

​Il mio dilemma è questo: Si può riparare qualcosa che non sembra rotto, ma che semplicemente non brilla più? È possibile ritrovare la strada di casa quando entrambi abbiamo perso la bussola, o stiamo solo aspettando che uno dei due trovi il coraggio di dire "basta"?

Risposta

​Leggendo le tue parole si percepisce tutto il peso di quel "silenzio assordante" che descrivi. È una situazione comune, ma non per questo meno dolorosa: è la deriva dell'abitudine, dove la mancanza di conflitto non è segno di pace, ma di disimpegno emotivo. Quando smettiamo di discutere, spesso è perché abbiamo smesso di credere che valga la pena lottare per essere capiti.
​Ecco la mia analisi per te, come professionista ma soprattutto come essere umano che comprende il valore di quei sette anni.
​1. Il dilemma del "non rotto"
​Dici che nulla sembra rotto, ma in realtà la connessione si è logorata. In una relazione, l'assenza di crisi non coincide necessariamente con la salute del legame. Se una lampadina non brilla più, non è detto che sia fulminata; a volte è solo coperta da troppa polvere, quella "polvere sotto il tappeto" che hai citato. Il primo passo è smettere di fingere che vada tutto bene solo perché non ci sono urla.
​2. Ritrovare la bussola: la "Scelta Attiva"
​State navigando a vista perché avete smesso di darvi una direzione. Per ritrovare la strada di casa, dovete passare dalla modalità sopravvivenza (evitare l'urto) alla modalità scelta.
​Domanda per te: Se incontrassi il tuo compagno oggi, per la prima volta, con la consapevolezza di chi sei diventata, sceglieresti ancora di sederti su quel divano con lui?
​3. Cosa puoi fare subito?
​Prima di decidere se dire "basta", prova a cambiare la frequenza del segnale. Se il silenzio è un muro, prova ad aprirci una crepa:
​La vulnerabilità come chiave: Invece di aspettare che sia lui a parlare, prova a condividere esattamente ciò che hai scritto qui. Non come un'accusa ("Tu non mi parli"), ma come un sentimento tuo ("Mi manca sentirmi il tuo porto sicuro, e ho paura che ci stiamo perdendo").
​Il rito del caffè: Prova a ricreare, anche in modo forzato all'inizio, uno di quegli "incastri perfetti" del passato. La scintilla non torna da sola, va alimentata con intenzione.
​Il mio consiglio professionale: Si può riparare ciò che non brilla più, ma serve che entrambi decidiate di riaccendere la luce. Se dopo un tentativo di apertura autentica trovi ancora un muro dall'altra parte, avrai la tua risposta. Ma non andartene senza aver prima provato a trasformare quel silenzio in una conversazione, per quanto difficile possa essere.
​Il coraggio non serve solo per dire "addio", serve soprattutto per dire: "Sono qui, ti vedo, e mi manchi".
​Ti senti pronta a fare questo primo passo di apertura verso di lui stasera, o senti che il peso dei "non detti" è ancora troppo alto per essere affrontato da sola?
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